Oblivion

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Oblivion: The Human Jukebox
Oblivion, la magia di 5 funamboli della canzone PDF Stampa E-mail
Oblivion: The Human Jukebox
Scritto da Fabio Vagnarelli   
Domenica 02 Aprile 2017 10:04

[PINEROLO, TO] Simpatia, bravura, ironia e divertimento, tutto concentrato ed elargito a piene mani dal palcoscenico. Gli Oblivion ormai sono padroni non solo della scena ma anche del pubblico, che coinvolgono e quasi sfidano nel loro ultimo spettacolo «The Human Jukebox». Un’idea intrigante anche se un po’ rischiosa perché ardita. Prima dello spettacolo gli spettatori sono infatti invitati a scrivere su un foglietto il nome del cantante preferito e poi imbucare il bigliettino in un’urna di vetro. Perché mai? Semplice: pochi minuti più tardi gli Oblivion pescheranno uno o due bigliettini alla volta, improvvisando motivi sul cantante estratto o addirittura accoppiando nei loro exploit canori due diversi artisti.
Hanno fatto così anche l’altra sera a Pinerolo, riscuotendo il solito entusiastico consenso. All’inizio hanno riproposto in 5 minuti tutti brani vincitori del Festival di Sanremo, un magico cocktail liofilizzato della canzone italiana. Poi i tre maschietti del gruppo - l’ottimo chitarrista Lorenzo Scuda, il mimo Davide Calabrese e il jolly Fabio Vagnarelli, tutti ottimi cantanti - hanno proposto una parodia del gruppo musicale Il Volo tutto da ridere. Via quindi allo Human Jukebox, con un Lucio Battisti classico, un’Elisa prima cantata solo con le vocali e poi solo con le consonanti dalla due ragazze degli Oblivion, la “vocalist” Graziana Borciani e la “consonant” Francesca Folloni, entrambe stupende.
A quel punto lo spettacolo è scivolato via anche troppo velocemente, con il pubblico spesso tirato in causa tra battute e parodie. Esilarante quella solo mimata da Calabrese su Tiziano Ferro, o la versione tutta sibilata di Jovanotti da parte del virtuoso Scuda. Quindi La Vecchia XFactoria ha fatto il verso a XFactor, con esiti ovviamente spassosi ed esilaranti.  
Un funambolico esercizio lessicale è stato invece il lungo dialogo a cinque in cui ciascuno degli Oblivion ha prima scelto una sola vocale a testa e poi ha cominciato a interloquire sul palco con gli altri quattro usando solo e unicamente la propria vocale selezionata: poveretta ma abilissima a la mite Graziana, cui gli altri avevano lasciato la meno comune “u”.  
Nel Festival Zar, invece, a farne le spese sono stati i tanti artisti italiani andati, in tempi più o meno recenti, a raccogliere le ultime glorie canore in Russia, alla corte di Putin: Albano e Romina, Pupo, Cutugno, Tozzi, i Ricchi e Poveri... E che dire invece del Nek interpretato in versione Neri per caso, Ligabue, Bach, Claudio Cecchetto, Trio Lescano, gruppi popolari sardi o Beach Boys? Da cineteca infine la Storia del Rock concentrata che ha chiuso come ultimo bis uno spettacolo da non perdere, di cinque artisti davvero straordinari.

Giorgio Viberti (La Stampa)

 
A Teatro con “The Human Jukebox” PDF Stampa E-mail
Oblivion: The Human Jukebox
Scritto da Fabio Vagnarelli   
Domenica 02 Aprile 2017 09:57

Cari Arturi e Arture, il vostro Godot vi accompagna questa sera a vedere “The Human Jukebox” degli Oblivion spettacolo segnalato dal nostro fedele Suggeritore. Perché il teatro è una cosa seria. E’ dolore, lacrime, tragedia, coriandoli, parrucche anni ’80 e… musica!
Davanti al palcoscenico campeggia un’insolita scritta: “Scrivete qui il nome del vostro cantante preferito! E’ un ordine!”. Gli Oblivion, 5 ragazzi vestiti di nero entrano in platea: “Buonasera! buonasera a tutti!” – qualcuno timidamente applaude – “non c’è niente da applaudire, glielo garantisco! Adesso per chi non l’avesse ancora fatto vi porteremo delle penne e dei bigliettini e voi dovrete scrivere il nome del vostro cantante preferito”. Il pubblico sorride divertito. “Signora, non c’è niente da ridere, questo spettacolo è terribile, le spiego come funziona, lei scrive il nome del suo cantante preferito e noi cercheremo di distruggerlo, per tutta la serata”. Promessa mantenuta.
Il repertorio degli Oblivion (al secolo Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli), è pressoché infinito. -Ma no! scherzano loro siete voi che avete poca pochissima fantasia, scrivete sempre gli stessi nomi sui bigliettini. Volete una dimostrazione? Abbiamo fatto una statistica, nel 90% delle piazze italiane ai primi posti ‘Battisti, Baglioni, De André, Dalla, Ligabue’ magari non in quest’ordine, ma sono sempre gli stessi. Interviene Davide: Ogni tanto qualcuno cerca di metterci in difficoltà scrivendo, che so, Wilma Goich, sogghignano divertiti, a quel punto, continua Fabio, lo scopo della serata è capire chi ha scritto il bigliettino incriminato per una giusta ricompensa!
In un teatro come questo di 500 posti vi arrivano quasi 500 richieste, ma come fate? Potenzialmente potrebbe uscire di tutto.  Sì, in effetti riusciamo a distruggere buona parte della musica italiana, però per noi è anche una sfida ogni sera, con i mash up.  Agli sketch di repertorio si susseguono i duetti improvvisati – e non – e le canzoni con dedica al pubblico in sala (tutte rigorosamente in versione parodistica).
Gli Oblivion hanno un dono: 5 voci meravigliose e un sarcasmo dissacrante, e non hanno nessuna paura di usarli entrambi. Quasi due ore di spettacolo che volano, sempre più in alto, verso il gran finale. Non c’è trucco, non c’è inganno. Non c’è playback, non c’è scaletta. E’ tutto vero.  Questi 5 fenomeni vi lasceranno senza fiato in uno spettacolo ogni sera unico e irripetibile.
Qualità e divertimento assicurati.

Arturo Godot (L'Arturità)

 
Che bravi gli Oblivion jukebox umani PDF Stampa E-mail
Oblivion: The Human Jukebox
Scritto da Fabio Vagnarelli   
Venerdì 29 Aprile 2016 00:00

[MILANO] Diavoli di questi Oblivion. Dopo aver sintetizzato, stritolato e rimixato i classici della letteratura, dai Promessi sposi a Dante, i cinque folletti della comicità in musica in The human jukebox (regia di Giorgio Gallione) stravolgono la tradizione, meno sacra ma altrettanto intoccabile, della canzone italiana. Strizzando l’occhio al pubblico, invitato a infilare in una boccia di vetro foglietti coi nomi dei cantanti preferiti, estratti e improvvisati dai novelli Cetra durante lo spettacolo. Un impiccio da cui si cavano con ironia da vendere e il solito incredibile virtuosismo in un’ora e mezza travolgente in cui si ride fino alle lacrime, e che non risparmia nessuno: dalle 66 edizioni di Sanremo liofilizzate in cinque minuti alla parodia dei tenorini del Volo con bavaglini e vocioni da Hulk, da X-Factor alle vecchie glorie Al Bano e Romina, Pupo & C. finiti in Russia al “festival zar”. Eccellenti, con menzione speciale a Clara Maselli che sostituisce con ottimo affiatamento Francesca Folloni in maternità.

Simona Spaventa (La Repubblica)

 
La voglia di spasso che fa centro PDF Stampa E-mail
Oblivion: The Human Jukebox
Scritto da Fabio Vagnarelli   
Lunedì 25 Aprile 2016 00:00

[MILANO] Quello in scena fino al 1° maggio al Teatro Leonardo non è un juke box musical, ma «il» juke box musical: è «human», perché fa del fattore umano l’arma di scasso di una divertente seduta psicologica di gruppo. È tra i migliori show offerti dagli Oblivion che da anni puntano alle canzoni come reagente e specchio culturale con gran voglia di spasso non sempre innocente. I cinque folli entertainer-cantanti-attori, professionismo e tempismo a cinque stelle, fra cubi alla Rubik- Mondrian, chiedono alla platea chi devono imitare, innescando un gioco di bigliettini allegro e contagioso. Inizia così un montaggio, di relazioni pericolose, incroci azzardati, scratching, utilizzando le risorse e le provviste dello spirito di osservazione: iniziano con un tutto Sanremo di 5’e continuano coi rapper, trio Lescano, Morandi, Queen, Bach, Ligabue, i Cetra, Mina, Zero, Al Bano con Romina versione moscovita, a spasso nel tempo, nelle mode, nelle note. Alla fine all’indice dei nomi trionfo dei performer sorridenti: Davide Calabrese e Lorenzo Scuda (ideatori), Fabio Vagnarelli, Graziana Borciani, la Maselli sostituta di Francesca Folloni in attesa di un pet Oblivion. Regia di Gallione, ritmo senza pause nel non facile gioco meta teatrale dell’improvvisazione, che gli Oblivion reggono per 100’ inseguiti da un clamore entusiasta e connivente.

Maurizio Porro (Corriere della Sera)

 
Lo speciale "Jukebox umano" degli Oblivion PDF Stampa E-mail
Oblivion: The Human Jukebox
Scritto da Fabio Vagnarelli   
Domenica 21 Febbraio 2016 23:20

[Trieste] Impossibile che gli Oblivion deludano le aspettative: “The Human Jukebox” riconferma ancora una volta lo strabiliante, magico e coinvolgente talento di Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli.  Uno spettacolo brillante e innovativo, un mix di creatività e improvvisazione.
È un qualcosa di unico e irrepetibile che, pur vedendo la partecipazione del pubblico, non lo invita mai a salire sul palco. È uno spettacolo che “cambia ogni sera”: poco prima dell’inizio, gli spettatori entrano in platea e, dopo aver preso posto, vedono avvicinarsi uno dei cinque Oblivion che porge loro penne e foglietti bianchi su cui indicare il proprio cantante preferito, per poi inserire tutti i bigliettini raccolti in una sorta di urna trasparente. E sarà proprio quest’urna -colma di foglietti- lo strumento attraverso cui gli Oblivion sorprenderanno ancora una volta la platea. Nel corso dello spettacolo, a turno, sorteggeranno il nome di un cantante il quale, assieme agli altri estratti (una decina in totale), diventerà obiettivo delle loro parodie e della loro inconfondibile ironia.
Una “macchina infernale”, in cui artisti italiani e stranieri vengono presi di mira, smontati e “distrutti” solo come gli Oblivion sanno e possono fare. Ecco che così, in base alle preferenze del pubblico, Jukebox si presenta come completamente diverso a ogni replica, mantenendo però sempre anche una parte fissa: e così il pubblico viene da subito conquistato con un ripasso di tutte le canzoni vincitrici a Sanremo e con una spassossima parodia del “Volo”. Gli applausi e le risate della platea non si fermano all’entrata sul palco di Albano e Romina, Pupo e Toto Cutugno che, perfetti in una caricatura ineccepibile, si esibiscono durante un festival russo. E poi escono dalle quinte Giusy Ferreri, Marco Mengoni, Noemi e Chiara, con il loro mondo dei talent show, e le loro canzoni del tutto piacevolmente stravolte attraverso l’evidenza dei loro, ormai indentificativi, difetti.
Un vero e proprio Juxebox umano, con la differenza che il pubblico può solo fischiettare la melodia sulle note delle canzoni… essendo, i testi, trasformati in qualcosa di mai sentito prima e di costantemente, brillantemente, inconfondibilmente e ironicamente strampalato.

Cristina Rovis (Teatro.org)

 
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