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Rassegna stampa
Tra Shakespeare e Verdi il nuovo show degli Oblivion, in anteprima a Ravello PDF Stampa E-mail
Othello, la H è muta
Scritto da Oblivion   
Lunedì 04 Novembre 2013 15:07

[Ravello SA] Ridere e far ridere non significa sempre, per fortuna, raschiare il fondo di un barile di luoghi comuni barzellettieri o utilizzare la peggiore e sconfortante volgarità dei “cabarettari” di matrice televisiva. Il gruppo Oblivion da anni impazza nei teatri con una comicità che unisce sagace utilizzo della tradizione comica italiana, che trova le matrici nobili nelle formazioni di artisti quali i Gobbi, Quartetto  Cetra ed il Trio Lopez-Marchesini-Solenghi,  il cui linguaggio parodistico viene solo parzialmente mutuato con personalissima elaborazione che fa uso dei grandi talenti individuali dei cinque componenti del gruppo, che non può non basarsi su cultura teatrale e preparazione tecnica di alta qualità. È quindi davvero appropriata, ancorché potrebbe risultare ai manichei puristi erroneamente sacrilega, l’idea di commissionare, da parte della direzione artistica di un festival colto come quello di Ravello, per la programmazione dedicata quest’anno alle celebrazioni Wagneriane e Verdiane, il divertentissimo spettacolo “Othello – la h è muta” presentato in prima assoluta nazionale la sera del 17 agosto, presso lo splendido belvedere di Villa Rufolo. La parodia di una delle tre opere che il cigno di Busseto compose ispirandosi all’opera di Shakespeare, non disdegna di fare ampi riferimenti alla tragedia del Bardo, in un variopinto alternarsi dell’uso dei “centoni” (ricordate  la “Biblioteca di Sudio Uno” dei Cetra?), dell’imitazione e delle funamboliche espressioni artistiche dei cinque interpreti, con ampia dimostrazione della conoscenza e dell’approfondimento dei due grandi autori. Il pubblico sta al gioco con grande partecipazione condendo con risate ed applausi una serata di godibile divertimento che non mette da parte la cultura. Momenti di straordinaria riuscita sono i monologhi trasformati in esercizi di stile, o l’ironica e dotta satira sul business che rappresenta, per alcuni autori, in primis Gounod, l’attribuire all’Ave Maria alcune delle musiche più note, per non dimenticare il pezzo forte dello spettacolo, in cui, sulle note del successo sanremese di Elio e le Storie Tese, “La canzone mononota”, ci si diverte a ridicolizzare l’intoccabile penna del poeta di Stratford, nell’effettivamente monotono dialogo del fazzoletto fra i due protagonisti della tragedia. Lorenzo Scuda (Otello), Francesca Folloni (Desdemona), Davide Calabrese (Jago), Graziana Borciani (Emilia) e Fabio Vagnarelli (Cassio) confermano eccellenti capacità interpretative, vigore ed uso straordinario di voce e fisicità, al servizio di uno spettacolo che segue, a differenza dell’ “Oblivion Show”, una, seppur stravolta, struttura drammaturgica, come il loro cult “I promessi sposi in 10 minuti”, per la durata di 90 minuti, che scivolano via come una bibita frizzante, nella splendida cornice (si dice così?) della meravigliosa Ravello.

Gianmarco Cesario (Teatro.org)

Ultimo aggiornamento Sabato 09 Novembre 2013 11:55
 
"Virano" verso i Cetra gli straordinari Oblivion PDF Stampa E-mail
Oblivion Show 2.0 Il sussidiario
Scritto da Oblivion   
Martedì 16 Aprile 2013 15:03

[Milano] L'inizio è geniale, con i due trailer a sipario chiuso di «Infinito» di Leopardi e «La cavallina storna» di Pascoli (una storia vera), omologati ai messaggi dei film: ma il pubblico del Manzoni, dove lo show 2.0 degli Oblivion «Il sussidiario» resta fino al 21 aprile, è ancora freddo; poi finisce in acclamazioni col bis dei Promessi sposi in 10 minuti, il cult. Il complesso è sempre più sintonizzato e abile nel ricavare dai reperti culturali antropologici soprattutto delle canzonette, il diagramma della società italiana e delle sue variopinte stupidità. Vero che la matrice sta nel sempre rimpianto Quartetto Cetra (nella «Biblioteca di Studio 1», gran romanzi fatti col materiale delle canzonette, reazioni musicali a catena) ma anche nei primi Gobbi; nei giochi visivi, nei doppi sensi lessicali, c'è pure un po' la lucida follia di Bergonzoni.
Verrebbe voglia che questi cinque straordinari, intonati performer (Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda, Fabio Vagnarelli, con lieve superiorità maschile, 3 a 2) si buttassero nella mischia, specie con dialoghi sullo stato delle cose, come in parte fanno nel secondo tempo parlando del burlesque, riscoprendo la parola accanto al juke box dei ricordi. Si ride alle spalle della cultura scolastica, da Dante a Pinocchio, con qualche battutaccia, ma gli accoppiamenti poco giudiziosi tra Bach e Lady Gaga e altre relazioni pericolose, sono spiritosi, come è estroso il pezzo della cronaca diretta, tipo calcio, minuto per minuto, delle battaglie storiche. E al tutto va aggiunta un'innata, cospicua dose di simpatia.

Maurizio Porro (Corriere della Sera)

Ultimo aggiornamento Martedì 16 Aprile 2013 15:07
 
Oblivion, l'arte molto seria di far sbellicare dalle risate PDF Stampa E-mail
Oblivion Show 2.0 Il sussidiario
Scritto da Oblivion   
Domenica 14 Aprile 2013 00:00

[Milano] Un matrimonio ben riuscito, quello tra il gruppo teatrale degli Oblivion e Gioele Dix, al secolo David Ottolenghi. Un shidduch perfetto, procurato probabilmente da Andreè Ruth Shammah. Ricordo qualche anno fa quando al Teatro Franco Parenti vidi uno spettacolo di questo gruppo fantastico, una travolgente comicità condita con un’ormai introvabile satira, parodia implacabile dell’Italietta di ieri e di oggi, le memorie dell’avanspettacolo unite al senso perfetto dei tempi comici, la tradizione del cabaret “come una volta” a doti musicali di tutto rispetto. Tra Paolo Poli e il Quartetto Cetra, attraverso un secolo di musica leggera italiana. E risate a pioggia.

Perché parlo di shidduch? Semplice. Quando li vidi al Franco Parenti quattro anni fa pensai subito che quello tra Dix e il gruppo sarebbe stato un matrimonio eccellente e che gli Oblivion avessero molte cose in comune con la comicità pensosa e irriverente di Gioele Dix. E che non sarebbe stato affatto peregrino un loro sodalizio professionale. All’epoca, Dix era un attore, autore e regista già affermato, gli Oblivion agli esordi, anche se già oggetto di culto grazie a You Tube e grazie ai mitici “Promessi Sposi in dieci minuti“.

E quindi il matrimonio è avvenuto, oggi, al Teatro Manzoni, con lo spettacolo “Oblivion 2.0: il sussidiario”, appunto per la regia di Gioele Dix: una cavalcata attraverso un secolo di storia scolastica d’Italia, tra letture del liceo, incubi danteschi, derive leopardiane, favole e fanciullini alla Pascoli, fette di storia nostrana che vanno dall’Italia del trio Lescano alle fasciste Leggi razziali, dal Burlesque a Massimo Ranieri ai Queen, da Lady Gaga a Johann Sebastian Bach, fino alla parodia dei Club Dogo e a qualche tocco travolgente di satira politica. Uno spettacolo che riconferma il grande talento di questo gruppo, che mi ricorda la vecchia TV di qualità, quando la Rai produceva indimenticabili sceneggiati, quando la volgarità era bandita e tutto esprimeva un senso della misura ormai irrimediabilmente perduto.

Gli Oblivion riportano in auge così l’arte molto seria di far sbellicare dalle risate il pubblico. A tal punto che, cosa abbastanza rara, usciti da teatro alcuni hanno ricomprato il biglietto per tornare a vederli. Me compresa.

Fiona Diwan (Mosaico-cem.it)

Ultimo aggiornamento Martedì 16 Aprile 2013 15:07
 
Fa centro lo stile garbato e ironico degli Oblivion PDF Stampa E-mail
Oblivion Show 2.0 Il sussidiario
Scritto da Oblivion   
Venerdì 12 Aprile 2013 00:00

[Milano] Ha l'eleganza del varietà vecchio stile, che mescola cabaret e café chantant, la formula che si sono inventati gli Oblivion, scatenato quintetto comico-vocale sulle orme del Quartetto Cetra. Capaci ormai di andare ben oltre la misura breve del loro classico, quei “Promessi sposi in dieci minuti” che ha spopolato su YouTube. Lo dimostrano nel nuovo spettacolo, Oblivion Show 2.0-Il sussidiario. Un compendio di scanzonata ironia e virtuosismo vocale dove, diretti dalla regia discreta di Gioele Dix, gettano ricordi scolastici intoccabili, da Leopardi a Pascoli, alle battaglie di Waterloo e Troia, in un calderone pop insieme a Lady Gaga, Renato Zero, Bollywood e chi più ne ha più ne metta. Un’ora e mezzo di divertimen- to garbato e intelligente, assai apprezzato dalla platea.

Simona Spaventa (La Repubblica)

 
Oblivion Show 2.0 il sussidiario PDF Stampa E-mail
Oblivion Show 2.0 Il sussidiario
Scritto da Oblivion   
Lunedì 08 Aprile 2013 13:59

[Milano] Qualcuno sostiene che Internet non abbia ancora quella presa propria degli altri mezzi di comunicazione (sulla validità di alcuni ci sarebbe molto da discutere), ma se si pensa che per suo tramite è stato costruito un gruppo di persone - alcune in buona fede anche se non espertissime della res publica - che ha ottenuto un terzo dei voti degli Italiani (è vero peraltro che il loro leader è diventato famoso grazie alla televisione) e che tramite la parodia de I Promessi Sposi sono nati gli Oblivion, bisogna riconsiderare l’atteggiamento snobistico con cui si formulano i giudizi nei confronti di ciò che è nuovo e che a buon diritto deve essere affiancato al ‘vecchio’.
I cinque simpatici artisti - nati dagli stratosferici contatti ricevuti su You Tube sicuramente da studenti stanchi di tediose lezioni di insegnanti ammuffiti - ritornano a teatro sfoderando le loro qualità di attori, cantanti, ballerini, mimi e persino circensi, degne di quel cabaret da cui provengono, per regalare agli spettatori novanta minuti senza intervallo (rigorosamente vietato… come risulta in modo divertente da un’eloquente immagine proiettata sullo ‘schermo-presentatore’ che li coadiuva nello spettacolo) di fuochi d’artificio.
Satira lieve e incisiva, conoscenza del duttile mondo della canzone, intelligente analisi del quotidiano pubblico e privato ed entusiasmo sempre travolgente come agli inizi sono gli ingredienti di sketch che compongono uno spettacolo raffinato, vario ed elettrizzante che riesce a coinvolgere il pubblico di tutte le età, purché abbia voglia di pensare.
Dopo un serioso inizio a sipario chiuso con l’audio dei “trailer cinematografici” de L’infinito di Leopardi e La cavalla storna di Pascoli, seguono Pinocchio rivisitazione del celebre lavoro di Collodi e nientepopodimeno che la Divina Commedia con un simpaticissimo Inferno: aspettiamoli al varco del Purgatorio e del Paradiso! E I Promessi Sposi sono riproposti a fine spettacolo.
E anche con la musica non si scherza: dai più strani mixaggi alla trasposizione mimica dei testi fino a Una zebra a pois simpaticamente ‘rappata’ si accontentano tutti i gusti.
L’importante è non cercare a tutti i costi la risata facile e non scivolare in volgarità.
Uno spettacolo da vedere per capire come l’apparente semplicità sia frutto di studio accurato, preparazione minuziosa dei dettagli ed encomiabile sodalità tra Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli supervisionati dalla regia del bravo Gioele Dix.

Wanda Castelnuovo (Teatro.org)

Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Aprile 2013 14:02
 


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