Oblivion

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Una playlist irresistibile! PDF Stampa E-mail
Oblivion: The Human Jukebox
Scritto da Fabio Vagnarelli   
Domenica 21 Febbraio 2016 23:14

[Trieste] Applausi scroscianti, sorrisi, grida, richieste di bis: il pubblico se ne va dal teatro divertito, rigenerato, qualcuno canticchia le canzoni sentite durante lo spettacolo. Mentre mi alzo dalla mia poltroncina non posso fare a meno di pensare che io, via, non ci voglio andare e che probabilmente questa sensazione non appartiene solo a me. Premiamo il tasto “Rewind” e torniamo indietro come su uno di quei vecchi walkman che si usavano una volta: uno dei tanti apparecchi tecnologici che servono per ascoltare la musica come il più recente I-pod o i più datati jukebox. All’origine di questo successo di pubblico c’è proprio un jukebox, un jukebox umano capace di far ridere fino alle lacrime: “Oblivion: The Human Jukebox”, consulenza registica di Giorgio Gallione. Sì, proprio loro, gli Oblivion: Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli.

Cinque mattatori, cinque menti creative, cinque professionisti dalle sorprendenti doti canore che assieme creano un caleidoscopio di voci irresistibili. All’entrata del pubblico in sala loro sono lì, in platea, per renderlo partecipe da subito di questo spassoso show che vorresti non finisse mai. Parodie, duetti imprevedibili, canzoni strampalate, mash-up: questi cinque performer dalla simpatia travolgente e dalla bravura indiscutibile regalano una serata in cui sul palcoscenico si alternano leggende della musica come i Queen o miti della musica italiana come Battisti e Mina per passare alle leve dei vari talent shows della “X Factoria” moderna. Gli Oblivion l’X Factor ce l’hanno eccome!

Un’ora e mezza che vola tra le note della musica e le risate di gusto: stupendo l’omaggio alle canzoni vincitrici di Sanremo, riassunte vocalmente in soli cinque minuti, nel loro inconfondibile stile, quello che li ha portati al grande successo di pubblico con il video de “I Promessi Sposi in 10 minuti” che nel 2009 gli valse milioni di visualizzazioni. Mantenere nel tempo tale standard di creativa genialità, riuscendo a rinnovarsi e a mettersi in gioco e rimanendo però sempre fedeli a se stessi, non è da tutti: basandosi sulle scelte del pubblico presente in sala e facendo affidamento sul loro vastissimo repertorio, gli Oblivion vivono e fanno vivere ogni sera un’esperienza diversa. “Oblivion: The Human Jukebox” è un altro “pezzo” da aggiungere alla loro unica e strepitosa playlist teatrale, da non perdere!

Giuliana Tumia (lanouvellevague.it)

 
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Oblivion: The Human Jukebox
Scritto da Fabio Vagnarelli   
Sabato 20 Febbraio 2016 00:00

[Trieste] Se si digita Oblivion su Wikipedia, si trova la seguente dicitura: è un gruppo comico musicale-teatrale con repertorio Showtunes formatosi a Bologna nei primi anni duemila e composto da cinque attori-cantanti (ma anche mimi e musicisti) di cabaret.
Il gruppo ha come modelli artistici il Quartetto Cetra, Rodolfo De Angelis, Giorgio Gaber e i Monty Python, tutti artisti a cui vengono dedicati in scena omaggi sotto forma di parodie dei principali lavori. Il gruppo ha un canale YouTube che per anni è stata la vetrina dei loro video.

Wikipedia però non racconta quanto siano apprezzati: al debutto a Trieste la sala del teatro Orazio Bobbio era gremita di pubblico e gli applausi e le risate erano continue.

Gli Oblivion accolgono il pubblico, invitandolo a lasciare il nome del suo cantante preferito. Ovviamente tra i tanti nomi consueti ce ne saranno di alcuni sconosciuti ai più, ma per la maggior parte delle indicazioni date, i Jubebox umani sapranno esaudire le richieste ottenute con grande maestria. Nel loro nuovo spettacolo hanno presentato nuove scenette alternandole alle richieste del pubblico. Tutte le canzoni vincitrici di Sanremo in cinque minuti, i tenori de Il Volo, I fiori in musica, la rivincita su X Factor  e il successo delle vecchie guardie a San Pietroburgo, sono solo alcune delle loro strepitose parodie. Il loro dialogare con prontezza di risposte spiritose li ha dotati di una simpatia che va oltre la visione dello spettacolo ed arriva empaticamente nello spazio del cuore riservato alla simpatia.

Hanno il grande potere di donare serenità, attraverso la musica, ma soprattutto dimostrano una grandissima professionalità artistica. Saper recitare, mimare e cantare non è da tutti, ma saper scherzare con la musica, la mimica e il canto è davvero per pochi.

Laura Poretti Rizman (freaksonline.it)

 
Quando le note diventano linguaggio teatrale PDF Stampa E-mail
Oblivion: The Human Jukebox
Scritto da Oblivion   
Sabato 16 Gennaio 2016 00:00
[ALESSANDRIA] - Tutte le canzoni vincitrici di Sanremo in cinque minuti, in un medley che le fonde in un discorso musicale continuo ed esilarante. Così inizia “The human jukebox” degli Oblivion, presentato venerdì 15 gennaio al Teatro Alessandrino davanti ad un pubblico che ha riso e interagito con i protagonisti per un’ora e mezza .
Gli Oblivion (Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda, Fabio Vagnarelli) sono veramente un jukebox umano. Su suggerimento degli spettatori, invitati ad indicare nomi di cantanti preferiti, rielaborano, tritano e fondono parole, stili, gestualità e mimica. Come un disco difettoso, saltano o ripetono brani di canzoni , oppure ricalcano uno stile e una musica, mutandone le parole con un effetto di grande comicità.
La carrellata di canzoni è intervallata da dialoghi con il pubblico, che detta il menu della serata ed è criticato per le scelte fatte. Si ride molto, senza un attimo di calo di tensione comica. La parodia dei tenori adolescenti de “Il Volo” , come “La cura” di Battiato, lettura cantata del foglio illustrativo dell’aspirina, sono perle di ilarità. Impossibile non ricordare l’interpretazione delle vecchie glorie (Albano e Romina, Pupo, Umberto Tozzi…) oggi divi nei paesi dell’est , con tanto di scorta, nella versione Oblivion, dell’armata rossa
Lo spettacolo scorre leggero, il pubblico vorrebbe continuasse ad oltranza proprio grazie alla freschezza di un’interpretazione mai scontata, sempre divertente e originale. Il modus recitandi attraverso le note, trasmette, al di là dei testi originari, significati altri, che causano, per contrasto, un divertimento continuo.
L’interattività si gioca con gli spettatori, ma anche con una scenografia rigorosa e colorata, firmata da Guido Fiorato. Cubi e parallelepipedi variopinti (gli stesso colori del cubo di Rubik) diventano pedane, bancone delle poste o cassa di supermercato (dove lavora una Giusy Ferreri ritornata cassiera all’Esselunga), oppure cartelli riportanti frasi di canzoni.
Tutto, in parola e in oggetto, si crea e si disfa, ogni elemento diventa parte di un insieme nuovo e coerente , che genera divertimento ed è dovuto a grande maestria.
Un successo che ha strappato acclamazioni.
Nicoletta Cavanna (RadioGold.it)
Ultimo aggiornamento Venerdì 22 Gennaio 2016 10:31
 
Mattarello incantato, piace il juke-box messo in scena dagli scatenati Oblivion PDF Stampa E-mail
Oblivion: The Human Jukebox
Scritto da Oblivion   
Martedì 22 Dicembre 2015 11:01

[Arzignano VI] Strepitosi. Non ci sono altri aggettivi per gli Oblivion che l’altra sera hanno incantato, divertito e fatto ridere fino alle lacrime il pubblico del Mattarello di Arzignano.
Il titolo dello spettacolo “Oblivion: the human juke- box” rivela tutto: il quintetto bolognese composto da Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli riesce a passare da una canzone all’altra senza pause, con una notevole padronanza del palcoscenico, tenendo inchiodati gli spettatori alle sedie per 90 minuti ad iniziare dalla sigla, rivisitata, di Sanremo. Un mix perfetto dei diversi stili, che dimostra una cura minuziosa dei particolari, siano i 65 brani vincitori del festival nazional - popolare, eseguite in meno di 5 minuti, o “Generale” di De Gregori, interpretato come se fosse un disco di vinile con la puntina rotta, o anche “ La Cura” di Battiato cantata sulle parole del bugiardino dell’aspirina. Spassosi poi il duetto della vocalist che canta solo le vocali e che si alterna a una consonant che invce emette solo consonanti e il Festival Zar dove interpretano Albano e Romina, Ricchi e Poveri e Pupo, vecchie glorie che conoscono una seconda giovinezza musicale nei paesi dell’Est, soprattutto in Russia.
Gli Oblivion sono dissacranti in modo divertente, mai forzati, tutto lo spettacolo è un gioco ad incastri di un puzzle pressoché impeccabile. Il grande talento vocale e virtuosistico dei cinque si esprime poi nella sua totalità quando mescolano gli stili musicali con i brani di Zucchero letti in stile liturgico e Bohemian Rhapsody con le parole delle canzoni di Gianni Morandi.

A.Fadda (Il Giornale di Vicenza)

Ultimo aggiornamento Venerdì 22 Gennaio 2016 10:30
 
L'Otello pop-rock degli Oblivion tra Rettore e Mercury PDF Stampa E-mail
Othello, la H è muta
Scritto da Fabio Vagnarelli   
Lunedì 20 Marzo 2017 16:20

[MONTECCHIO MAGGIORE] Solo gli Oblivion potevano trasformare Otello in Bal-otello e Desdemona in Desde-mòna. Teatro esaurito e applausi diventati addirittura battimani a Montecchio Maggiore per il quintetto bolognese composto da Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli che hanno portato in scena “ Othello, la H è muta”. Uno spettacolo ricco di ironia, gag esilaranti e arie d’opera. In poco più di novanta minuti i cinque attori-cantanti riescono a far divertire e far ridere fino alle lacrime gli spettatori. Già dall’apertura del sipario e lo show comincia in dialetto veneto con la descrizione del famoso fazzoletto, ricamato con enormi fragole, per poi raccontare il dramma trasformandolo, da opera e tragedia, in parodia e commedia. Ed è in questo contesto che gli Oblivion danno il meglio di loro stessi: il coro dell’overture di Verdi cambia e diventa di punto in bianco il coro della Champions League, il monologo di Iago diventa un mimo, quello di Otello una canzone di Ligabue e il dialogo fra il Moro e Iago sulla gelosia viene descritto prima secondo lo stile di Piero Angela e poi di Dario Fo.
Uno spettacolo che, in alcuni tratti diventa addirittura concerto, con il quintetto capace di notevoli abilità canore. Innumerevoli poi le citazioni da Battisti a Vasco Rossi e Freddy Mercury da Rettore, con l’esilarante “ Il Cassio non è un serpente”, a Caterina Caselli alla scena madre, l’uccisione di Desdemona, che da drammatica diventa divertente con “Nessuno mi può soffocare”. Applausi scroscianti.

A.F. (Il Giornale di Vicenza)

 


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